Maria Pasquinelli, insegnante di Pola, fiorentina di nascita, uccise con tre colpi di pistola il Brigadiere Generale inglese Robert W. De Winton, comandante la guarnigione "alleata" di Trieste.
Era il 10 febbraio 1947 giorno della firma del diktat impostoci dai vincitori, con il quale veniva ratificata la cessione dei nostri territori orientali agli slavi e di Briga e Tenda alla Francia.
Maria Pasquinelli, italiana di purissimi ideali,, non sopportò l'oltraggio, e per protesta contro l'iniquo trattato interpretò i sentimenti di buona parte degli italiani, facendosi carico in prima persona dell'ingrata missione di colpire, nel loro rappresentante, i governi responsabili di tanta ingiustizia.
Ingiustizia che avallò e consentì il protrarsi dell'infame genocidio in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.Terre che 350 mila italiani furono costretti a lasciare , abbandonando le loro case e i loro averi, per sottrarsi alla stessa crudele morte che già aveva colpito a migliaia i loro corregionali vilmente gettati, dopo aver subito inenarrabili sevizie, nelle cavità carsiche dagli aguzzini slavo-comunisti.Complici i comunisti nostrani traditori e Caini dei loro fratelli.
Maria Pasquinelli, una mite insegnate elementare, con quella decisione, sicuramente frutto di un interiore travaglio, fece propri ed interpretò i sentimenti di milioni di italiani.Non ebbimo allora, e non abbiamo oggi, alcun timore nel considerarci solidali ed idealmente corresponsabili del gesto col quale Essa ha voluto rivendicare l'ingiustizia patita ed i lutti sofferti da centinaia di migliaia di italiani.
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Maria Pasquinelli resterà sempre e comunque il simbolo della ribellione di un popolo, che non avendo altre possibilità di manifestarsi, ha giocoforza dovuto esprimersi con un gesto, se pur cruento, altamente significativo, per urlare al mondo la nostra impotenza e tutta la nostra amarezza per la mutilazione del nostro suolo.
Dopo due mesi è condannata per violazione del proclama n° 1, art.4, sez. 15. La pena di morte viene commutata il 21 maggio nell'ergastolo.E' scarcerata dopo una dozzina di anni.
tratto da
"Boia chi molla" ano III n° 1 gennaio 1997